Edera - Appennino nascosto

Appennino nascosto
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Edera
Fortezza inespugnabile per i piccoli animali

Sempreverde, rampicante, capace di crescere su edifici, sugli alberi o strisciante sul terreno: parliamo dell’edera, Hedera helix. Così comune che non ci chiediamo quali siano le sue caratteristiche, la troviamo in natura e, con decine di varietà, addomesticata in vasi e giardini. Le sue foglie coriacee, vagamente a cuore, rimangono verdi e argentee per tutto l’anno, con due morfologie diverse, a seconda del ramo da cui provengono: i rami che producono fiori hanno foglie lisce e molto verdi, più arrotondate e grandi; i rami non fruttiferi, invece, possiedono le classiche foglie verde scuro bordate di bianco.
 

 
I fiori, poco appariscenti e sicuramente non ornamentali, sono in realtà una fonte indispensabile di nettare per api ed altri insetti impollinatori, importanza dovuta, non solo all’abbondanza della sostanza zuccherina, piuttosto al periodo di fioritura, che inizia a fine estate e dura per tutto l’autunno, mesi nei quali gli insetti impollinatori devono raccogliere quante più riserve possibili per affrontare il freddo. Gli apicoltori più attenti, sanno bene che non è indicato raccogliere il miele di edera, sia per la sua veloce cristallizzazione, che ne rende difficile l’estrazione, sia, in particolare, per permettere alle proprie lavoratrici di immagazzinare quanto necessario a svernare.
 

 
Ma l’aiuto invernale dell’edera non si ferma agli impollinatori. Dopo l’abbondante fioritura vengono prodotti altrettanti frutti: bacche scure, raccolte in “mazzetti” all’apice di lunghi peduncoli. I frutti dell’edera sono molto apprezzati dagli uccelli, anche loro intenti a raccogliere forze durante il lungo freddo. I frutti contengono, inoltre, una saponina, l’Ederagenina, che troviamo in alcuni sciroppi per la tosse, date le sue proprietà espettoranti e sedative, nonché antidepressive ed antiparassitarie, sebbene, in dosi elevate, sia in grado di irritare il tratto gastro-intestinale.
 

 
Tornando al ruolo ecologico dell’edera, possiamo definire i suoi lunghi rami intricati un vero condominio, poiché ospita, in tutte le stagioni dell’anno, con particolare riferimento ai periodi più freddi, centinaia di specie animali. Gli insetti sono sicuramente i più abbondanti a sfruttare la fitta chioma dell’edera, vale citare in particolare i lepidotteri, come la Vanessa c-bianco e la Vanessa dell’ortica delle foto in basso, o la Cedronella (Gonepteryx rhamni), che svernano allo stadio di adulto e trovano, tra le foglie serrate dell’edera, ripari eccezionali per tornare a volare la primavera successiva. Rettili e piccoli mammiferi, come topi e moscardini o i minuscoli toporagni, percorrono gallerie labirintiche sotto i tappeti di edera cresciuta strisciante a terra. La categoria più rappresentata rimane però quella degli uccelli: dai piccoli passeriformi, fino ai grandi rapaci notturni, sfruttano l’impenetrabile intreccio per costruire i propri nidi.
 


 
Le proprietà, la maestosità e, soprattutto il ruolo ecologico che ricopre, fanno dell’Hedera helix un sorprendente punto di osservazione su un piccolo e brulicante spaccato di natura, dai boschi incontaminati, fino ai giardini di città.
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